Primogenitura





ANTENATI:

li uomini di questa antica stirpe, fin dal dodicesimo secolo, si sono distinti nel campo degli studi, delle armi, della diplomazia, e in quello ecclesiastico.


Prof. Antonio Gesualdo


PETER GALLIS GALLELLIS. 1138
Arcivescovo di Zara

LAMPRIDIO GALLELLUS

ato a Zara il 1141 Lampridio divenne arcivescovo il 1141 vescovo il 1154. Il primo vescovo della citta’ di Zara fu uomo profondamente retto e giusto, tutt’oggi sepolto a Zara.

CRNE DE MERNJA GALLELLUS

uesti abile uomo politico e’ tra gli Zaratini diplomatici, che il 29 marzo 1294 partecipano al noto trattato di pace tra Giorgio I conte della contea di Bribir, della stirpe Subic , e l Repubblica Di Venezia

MICHEL DE CERNE GALLELLUS

uesti grande uomo di studio, e’ giurista ed esaminatore nel 1303-1304 e muore prima del 1313 Quando vengono menzionati i suoi successori.

VID GALLELLUS

uesti e’ anche giurista ed esaminatore nel 1317 e nel 1345 possiede la tenuta nella zona di Obrovac.

KOLAN

olan fu senza dubbio uno dei personaggi piu’interessanti e audaci del Casato, abile uomo politico, e guerriero coraggioso, dal 1343 fu investito del titolo di conte di Pago e Nona, e inseguito ricevette dal re Ludovico I, i poderi nella zona di Krusevo, con le fonti di acque minerali, feudi che la famiglia tenne fino al 1409. Durante l’ assedio veneto di Zara, Kolan e’ uno degli emissari Zaratini inviati a chiedere aiuto, da prima al governatore Croato Schiavone, e successivamente al sovrano Lodovico. Nel 1346 e’ tra i diplomatici, che stringono la pace tra Zara e Venezia.

BENEDETTO GALLELLUS

enedetto di fu Kolan, uomo di studi, fu un grande giudice nel 1371 e Rettore nel 1393. Inserito nella lista dei ribelli Zaratini che vengono accusati di cospirazione dalla repubblica di Venezia, della morte della regina Elisabetta 1287 e della fedeltà agli Angioini. Dal 1399 è eletto nel consiglio segreto di Zara, e dopo l’instaurazione del potere Veneto, e’ tra i nobili Zaratini accusati di infedeltà. Aveva le tenute a Visocani e Galova.

FRANCISCUS GALLELLI

obile uomo politico, nel 1501 e’ uno degli emissari a Venezia che difendono i diritti di Zara, e parlano delle difficolta’ a causa dei saccheggi Turchi.

BERNARDINO GALLELLI. Zara 1562- Cracovia 5 giugno 1517

iglio del nobile Zaratino Benedetto, stimato giurista, Bernardino e’vicario generale della diocesi di Cracovia.

FRANCISCUS GALLELLI

egli anni 1571- 1574 si parla di un Franciscus Gallelli, membro del consiglio superiore di Zara, ma dopo il 1611 il Casato Gallelli non lascia piu’ traccia in Zara, essendosi appunto trasferitasi in Calabria, da prima a stilo, e quasi contemporaneamente a Badolato.

PIETRO GALLELLI

l 31 ottobre anno del signore 1631, il barone don Pietro Gallelli, patrizio di Stilo e Zara, alla presenza di testimoni don Domenico Caldarone, don Laurenzio Catambrone, don Pietro de Alessio, Iulio Conforto, Fabio de Paula, Camillo Tallarico,fa redigere il suo testamento nuncupativo. Il barone vuole essere sepolto nella cappella di S, Nicola, e lascia al suo legittimo figlio Antonio, erede universale, tutti i suoi beni e ricchezze consistenti in terre, e palazzi. Lo capitale di tremila ducati, et li mobili che erano siti nella citta’ di Zara. Detti mobili hanno sculpita lo stemma di famiglia, l’aquila nella parte superiore, la volpe, et lo gallo in quella inferiore Le tre bestie simboleggiano, audacia, astuzia, sveltezza. Lascia inoltre una cascia con documenti antichi delli privilegi doni, et concessioni fatti dalla Repubblica di Venezia et dalla citta’ di Zara, a quelli homini della famiglia, li quali ebbero merito. In illo tempore. Item lascia ad Antonio anche lo palazzo sito in Vadulato, nella parrocchia di S. Caterina. Alla figlia Giulia sua legittima figlia lascia tutti li beni stabili, animali, e robe site nello casale di Isca, oltre a un capitale di 1000 ducati, anche due anelli d’oro, uno con 6 smeraldini, e l’altro con uno smeraldo unico piu’ grande. Lascia inoltre una crocetta d’ oro con una perla in basso, e un filetto d’oro lavorato a terzolo. La famiglia e’ inoltre titolare di una cappella di Giuspadronato nella chiesa del venerabile convento di S. Domenico di Badolato, con annessa tomba gentilizia.

 
 LUCA GALLELLI. 1600-1699

atrizio di Zara e di Stilo, fu il primo barone Gallelli di Badolato, dietro regio assenso,investito di tale titolo il 26 novembre 1658 dal Principe di Belmonte don Daniele Domenico Ravaschieri, utile signore della terra di Badolato, e dei territori ad essa annessi, e in presenza del notaio Francesco Antonio, Infrascriptus, e dei testimoni, barone don Giovanni Batta, don Giuseppe Bulotta, Plinio Anilio, Filippo Bascio, e Carlo Pagano. Con tale carta il principe concesse privilegi, franchezze doni, e facolta’ feudali al barone di Badolato don Luca Gallelli, e per esso e i suoi eredi. Archivio di stato di Catanzaro, notaio N.A. Cundo’ folii in tre facciate,volume 6201 busta 971 anno 1770. Appena prese possesso del feudo, aumento’ di numero la sua guardia personale, e la gendarmeria della rocca,come risulta dalla nota delle armature e delle armi commissionate dal barone, ai mastri armaioli. Nelle successive settimane inoltre varo’ una serie di norme, e disposizioni per la sicurezza e la sorveglianza del borgo anche nelle ore notturne. Spie a lui fedeli, avevano infatti riferito, che poteri occulti tramavano contro la sua persona, per sollevare la popolazione al fine di rovesciare il suo potere, come era gia’ successo al principe Borgia il 1595. Fu sempre sotto la sua amministrazione, che si avviarono i lavori per l’ ulteriore fortificazione delle mura del borgo, ormai bisognose di interventi urgenti. Era infatti ancora un epoca incerta, i vari feudatari si guardavano l’un l’altro con diffidenza, intrighi e alleanze, subivano capovolgimenti in continuazione. Le alte mura di Badolato dopo quasi 400 anni dalla loro costruzione, avevano ormai bisogno di essere rinforzate, poiche’ in molti punti i grandi bastioni apparivano ormai sgretolati e fragili. Negli otto anni successivi si aprirono i cantieri di lavoro, e si ingrandirono anche gli alloggi dei soldati e delle scuderie, in modo da poter ospitare un maggior numero di cavalli e cavalieri. Alcuni oppositori del barone cercarono di calunniarlo, attraverso una lettera spedita al Re, dove lo si accusava di aver aumentato le tasse in tale sproporzione, che dei Badolatesi avevano addirittura preferito imbarcarsi coi Turchi. La notizia non e’ supportata da prova alcuna, ma e’ impossibile credere che all’epoca dei cristiani timorati di Dio, avrebbero lasciato la loro terra, le loro famiglie, e le loro case, per imbarcarsi con dei feroci Turchi, e vivere quindi in una terra straniera, diversa per usi, costumi, e lingua, pur di non pagare le tasse in Badolato. E’ forse piu’ logico credere che vi fosse, come e’ invece dimostrato da scritti e cronache dell’epoca, un tentativo spregevole e subdolo, da parte di agitatori e fomentatori di piazza, al soldo di qualche signore rimasto nell’ombra, che avrebbe elargito loro finanziati, al fine di mettere in cattiva luce l’amministrazione dei baroni Gallelli, in modo da costringere i Ravaschieri a furor di popolo, a concedere l’amministrazione del feudo ad altri. Ma rovesciare il potere dei Gallelli a Badolato, non era cosa facile, fin dal loro arrivo da Zara alla fine del 1500, essi sono sempre stati magnanimi e comprensivi, nel giro di pochi anni i Badolatesi tutti, erano a loro affezionati, nessuno dimentico’ che nella terribile peste del 1621 don Francesco Gallelli, patrizio di Stilo, conte di Pago e Nona, patrizio di Zara, e padre di don Luca, finanzio’ gli ospedali, che avrebbero accolto infetti e moribondi. Nel terremoto del 1624, i nobili Gallelli furono tra coloro che cercarono di aiutare la popolazione, come era possibile, e sempre don Francesco nel devastante incendio del 1639, sviluppatosi da via Roma, mise a disposizione a quei Badolatesi rimasti senza casa, alcune abitazioni di sua proprieta’, ubicate nel borgo, case queste tutt’oggi di proprieta’ della famiglia. Il Casato si e’ inoltre sempre rivelato vicino a Dio, sono infatti stati tra i finanziatori dei lavori di costruzione della chiesa di S. Domenico, dove tutt’oggi nelle catacombe, riposano molti membri di questa famiglia.

DON ANTONIO

on Antonio, nato a Badolato il 1650, sposatosi con Isabella Fiorenza, fu il secondo barone Gallelli di Badolato, promosse importanti provvedimenti, finalizzati a intensificare gli scambi commerciali coi vicini, come l’indizione settimanale di mercati, e i commerci della lana e della seta, di ampia produzione all’epoca, e per le quali Badolato era conosciuta. La baronia, con don Antonio conobbe anni di slancio e sviluppo commerciale, allo straniero che in quegli anni vi giungeva, Badolato appariva come un prosperoso e operoso borgo, che poteva contare su un efficiente amministrazione, e un ottima gendarmeria, costituita in gran parte da guerrieri professionisti, il cui mestiere erano appunto le armi. Vi era poi in Badolato, ormai da tempo all’interno del castello, proprio una scuola d’armi, che ospitava i migliori maestri, esperti in tecniche di guerra e assalto. Le mura merlate e le torri dispiegate ogni 30 metri, erano state ristrutturate da pochi anni, proprio sotto l’amministrazione di don Luca, e anche il castello all’interno del borgo, si presentava al viaggiatore, come una dimora poderosa e inespugnabile, anch’esso ulteriormente ammodernato, per resistere piu’ efficacemente all’assalto delle nuove macchine da guerra, come i fucili, i falconetti e i cannoni, ormai di largo uso nelle guerre e battaglie del 600.

DON PIETRO

on Pietro Gallelli, nato a Badolato nel 1700, fu il terzo Barone Gallelli di Badolato. Proprietario terriero, fu anche grande uomo di diritto, e giudice a contratti, amministro il feudo come i suoi antenati, con fermezza e giustizia e magnanimita’.

 DON VINCENZO

on Vincenzo Gallelli, nato a Badolato nel 1725, fu il quarto barone Gallelli di Badolato, sposo’ Vittoria Sgro’ nel 1751. Amministro’ il feudo anch’egli con equilibrio.

DON ANTONIO

on Antonio Gallelli, nato a Badolato nel 1757, fu il quinto barone Gallelli di Badolato, fu grande latifondista, e sposo’ Rosa Menniti. Amministro il feudo con lo stesso buon senso dei suoi padri.

DON PASQUALE

on Pasquale Gallelli, nato a Badolato il 1791, fu il sesto barone Gallelli di Badolato, anch’egli grande latifondista, compero’ ulteriori appezzamenti di terra, aumentando cosi le proprieta’ della famiglia. Fu l’ultimo Gallelli ad amministrare la baronia di Badolato, poiche’ il 1806, il feudo di Badolato, e i suoi territori, torno’ allo stato.

DON GIUSEPPE LORENZO

on Giuseppe- Lorenzo Gallelli, nato a Badolato il 1830, fu il settimo barone Gallelli di Badolato. Sposo’ la nobile Marianna Campisi di Caulonia, che porto’ in dote ai Gallelli, terreni nel Reggino. Alto quasi 2 metri, fu uno dei personaggi piu’ importanti di questa famiglia. Uomo di studio estremamente colto, intelligente e politicamente volenteroso, fu grande latifondista, aquistando altre proprieta’, e aumentando ulteriormente i possedimenti della Casata. Cav. della corona d’Italia, fu avvocato, governatore, e sindaco dei nobili di Badolato per diciassette anni consecutivi, dal 1871 al 1888. Col cattolico barone Giuseppe Gallelli, saliva alla responsabilita’ del governo municipale, senza dubbio la piu’ bella tradizione di aristocrazia intellettuale e terriera, di classe dirigente, conscia che il potere e’ onere e’ dovere. Il barone fu tra i politici in prima linea,contro la piaga del brigantaggio in Badolato. Sempre nel mirino delle varie bande armate,il 1853 si fece costruire da due architetti Toscani, la famosa villa della tenuta di Pietra Nera, un grandioso edificio, fortificato da torri, merli e feritoie. Immersa in un parco suggestivo di quasi dieci ettari, la villa,nella sua storia, respinse senza difficolta’ un solo attacco da parte di 20 briganti, avvenuto il 1858. Il barone Giuseppe, sindaco dei nobili di Badolato, fu tra gli ufficiali, che comandarono le linee dei reparti borbonici, nella famosa battaglia del Volturno, contro le truppe Garibaldine. Benche’ la famiglia dal 1806, non avesse piu’ il feudo di Badolato, in realta’ con don Giuseppe, che fu sindaco dei nobili di Badolato per diciassette anni consecutivi, il potere dei baroni Gallelli sull’amministrazione del paese, praticamente non si affievoli, come se l’eversione della feudalita’ non avesse mai avuto luogo. Sotto la sua amministrazione, in Badolato si fecero importanti opere pubbliche, e poi ancora strade ponti, e importanti interventi sul borgo antico. Monarchico e filo Sabaudo, fu tra i primi in Calabria a comprendere l’importanza di una monarchia unitaria nazionale. Con decreto datato 31 dicembre 1876, e registrato il 22 febraio 1877 (volume XIVdecorazioni)Vittorio Emanuele II per grazia di Dio, e Re d’Italia, per volontà della nazione, su proposta del suo Segretario di Stato, per gli affari dell’interno, nomino’, cavaliere dell’ ordine della corona d’Italia, il magnifico barone Giuseppe Gallelli. Egli fu inoltre tra i nobili che pianificarono il primo viaggio in Calabria dei sovrani Piemontesi, che incontro’ presso la prefettura di Catanzaro, il 23 gennaio 1881. Come dono a S.A.R. Umberto I di Savoia il barone porto’ preziosissime medaglie, create da un famoso gioielliere dell’epoca. Mentre come segno di ben venuto alla Regina, le dono’una corbeille in seta e oro. Il Re apprezzo’ molto i regali, e rimase a parlare col barone di politica e di assetto regionale, per oltre un ora, un tempo estremamente lungo, considerando gli impegni istituzionali del sovrano. Tornato in Badolato, il barone il 24 gennaio del 1881 in esecuzione alla delibera municipale, faceva assegnare alla strada principale, il nome di Umberto I, e ad un'altra strada, quello di via regina Margherita. (Tutt’oggi rimaste) Nel discorso inaugurale, il barone riaffermo’ con affetto la sua devozione alla Real Casa di Savoia, simbolo di unita’ nazionale, risanamento, e sviluppo. A memoria di quel magnifico incontro, oggi la Casata Gallelli conserva un dipinto, ove sono ritratti il barone don Giuseppe, accanto a S.A.R. Umberto I di Savoia. “L’amministrazione del comune di Badolato, da parte del barone Gallelli, sindaco dei nobili.”

DON PASQUALE

on Pasquale Gallelli, nato a Badolato il 1866, e battezzato dal vescovo di Squillace, fu l’ottavo barone Gallelli di Badolato. Coraggioso uomo d’armi, combatte’ con onore nel Nizza cavalleria, col quale fece piu’ di 15 assalti alla sciabola, nella grande guerra del 1915-1918, dalla quale si congedo’ col grado di capitano. Il 1904 sposo’ la marchesa Lucia Alemanni, figlia del marchese Domenico, e della principessa Agata Ruffo della Scaletta. La marchesa Alemanni, porto’ in dote terreni, palazzi, e le ville, estendendo cosi’ il latifondo Gallelli anche sul Catanzarese. Oltre che proprietario terriero, don Pasquale fu principalmente grande imprenditore, e pioniere nel nuovo campo dell’energia elettrica. Il 1925 il mondo era ancora in larga parte illuminato dalla candela, egli a sue spese, creo’ la famosa centrale idroelettrica del Romito, sfruttando su una sua proprieta’ nel comune di Isca, la caduta dell’acqua, che giunta su un crinale particolarmente alto, cadeva per trenta metri. Fu un opera titanica e dispendiosa, si calcola che il barone per realizzarla, abbia speso all’epoca, piu’ di un milione di euro di oggi. Opera di grande ingegno, era in grado di fornire elettricita’ ai comuni di Badolato, Isca, S.Caterina e S. Andrea, e impiegava molte persone, tra tecnici e operai. (L’ENEL non esisteva ancora, poiche’ le aziende elettriche erano in mano ai privati) La centrale rimase infatti di proprieta’ dei baroni Gallelli, fino alla nazionalizzazione del 1969. Amante dei viaggi, e del lusso, egli si concedeva una permanenza a Parigi per un mese intero all’anno. Appassionato collezzionista di cavalli e automobili, possedeva purosangue bellissimi, che trovavano ricovero presso le scuderie del cinquecentesco palazzo Gallelli, in Badolato superiore, e presso quelle della villa della tenuta di Pietra nera, tutt’oggi esistenti e operative. Inoltre in una Calabria dei primi del 900, profondamente rurale, e in alcune zone arretrata, nella quale i ricchi avevano la carrozza e i cavalli, egli gia’ si muoveva in automobile, una Ross-Snider del 1899.(Tutt’oggi di proprieta’ della famiglia).

DON GIUSEPPE

on Giuseppe Gallelli, nato a Badolato il 1905, fu il nono barone Gallelli di Badolato. Latifondista, e grande signore di campagna, sposo’ il 1938 la nobile Catanzarese Trieste de Salazar, di antica origine Spagnola, che porto’ in dote i possedimenti Catanzaresi, incrementando cosi’ ulteriormente gli interessi terrieri dei baroni Gallelli su Catanzaro. Don Giuseppe ebbe il merito di mantenere intatto il patrimonio terriero di famiglia, amministrandolo assieme alla centrale idroelettrica costruita dal padre.

LE FONTI:

 Annuario della nobilta’ Italiana, edizioni S.A.G.I. 2006
Rivista araldica del Collegio Araldico Colonnello Bertini Frassoni. “Libro d’oro della nobilta’ Italiana”edizione 1991
Libro d’oro del Collegio Araldico Genealogico conte Guelfi Camaiani, edizioni 2007
 Grande Armoriale Italiano, Consiglio Araldico Italiano, marchese Spreti.
Storia medioevale di Badolato, dello storico A. Gesualdo edizioni Frama Sud 1986
Storia di Badolato dal medioevo al novecento, dello storico A. Gesualdo. Edizioni Frama Sud 1997
Storia di Badolato dal 1799 al 1999 dello storico A. Gesualdo. Edizioni Frama Sud. 1999
Catasto onciario di Badolato.
Elenco regionale nobiliare.
Archivio araldico Vailardi.
Elenco ufficiale dei sindaci dei nobili di Badolato dal 1888 al 1898

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